A cura di: Antongiulio Barbaro, Alessio Bartaloni, Amos Cecchi, Antonio Floridia, Monica Liperini,
Arnaldo Melloni, Eriberto Melloni, Massimo Migani, Mario Primicerio, Simone Siliani



Nessuno è chiamato a scegliere tra essere in Europa e essere nel Mediterraneo,
poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo.

Aldo Moro

giovedì 16 ottobre 2014

Riforma della pubblica amministrazione: sono buone mosse?

di Massimo Migani

Fin dal suo insediamento il Governo attualmente in carica ha annunciato l'intenzione di procedere alla riforma complessiva della pubblica amministrazione; il 30 aprile 2014 è stata quindi avviata una consultazione aperta ai cittadini, con la raccolta di circa 40 mila email, i cui esiti sono stati resi noti il 4 giugno. Il Consiglio dei Ministri ha successivamente (13 giugno) licenziato un disegno di legge-delega e un decreto-legge: mentre il primo ha iniziato il proprio percorso parlamentare alla fine di luglio (l'esame è tuttora in corso presso il Senato della Repubblica), il secondo è stato convertito in legge il 5 agosto. Massimo Migani commenta il senso della riforma in corso.

Il primo impatto, alla lettura dello schema del "disegno di legge Madia" (delega al Governo per la "Riorganizzazione delle Amministrazioni pubbliche") presentato al Senato il 23 luglio scorso, è sicuramente positivo. In 15 articoli tutto il complesso mondo della pubblica amministrazione (PA) viene attraversato dal vento innovatore della futura riforma: in quel testo vengono compiutamente elencati i malanni che affliggono la burocrazia italiana.
30 aprile 2014: il Presidente del Consiglio ed
il Ministro della Pubblica Amministrazione
annunciano l'avvio del percorso di consultazione.
La cura ovviamente non è indicata perché, in presenza di una "legge-delega", la terapia viene demandata alla successiva emanazione, da parte del Governo, dei decreti attuativi, da scrivere sulla base delle finalità, dei principi e dei criteri direttivi previsti dalla medesima legge-delega. In questo caso trattasi di uno sforzo titanico: tra i 6 e i 18 mesi successivi all'entrata in vigore della legge, il Governo dovrà emanare dai 16 ai 21 decreti legislativi attuativi della riforma, con l'eventuale ulteriore emanazione di altri 11 decreti correttivi che dovranno  adeguare e perfezionare la nuova macchina amministrativa.

lunedì 13 ottobre 2014

"Omar": una storia d'amore nella Palestina occupata

di Cristina Pucci

CinemAnemico: rassegna "popoli sotto assedio".
La Casa Del Popolo Di Settignano (tutto maiuscolo perché è davvero Maiuscola ), luogo vivo, caotico, musicale, rumoroso, pieno di gente che va e che viene, di ragazzi dall'aria scaruffata e non solo che chiacchierano bevendo birra ed altro, sull'uscio o all'interno, ha una essenza di vera socialità che conforta e scalda l'anima in questi tempi di i-pad, i-phone, tv e solitudini disperate. E poi a ottobre vi inizia il "CinemAnemico", le sue programmazioni consentono a cinefili e non di vedere film non altrimenti visionabili; film belli sempre, spesso anche premiati nei Festival canonici, ma senza distribuzione nelle nostre sale; si vedono in lingua originale, i sottotitoli li mette, con qualche aiuto, Simone Innocenti, un geniaccio che, quando non fa il muratore, il suo lavoro, dedica il suo tempo a visionare filmati di ogni luogo. I film e i temi che sceglie sono sempre encomiabili, mai lievi per evadere, ma sempre realistici per far conoscere, dedicati a chi, lontano dal nostro Occidente ricco ed impari, non ha, a chi scappa, a chi viene ucciso, a chi viene perseguitato e oppresso. Si cena pure se si vuole, per una cifra assolutamente modica, 8 euro, bevuta compresa. Cucinano "quelle donne", benedette donne!
"Popoli sotto assedio" è il titolo del primo ciclo, si inizia (3 ottobre) con "Omar", film interamente palestinese, soldi, interpreti, ambientazione, il regista è Hany Abu-Assad , palestinese che vive in Olanda, già noto e candidato all'Oscar con "Paradise now", e anche questo lo è stato; a Cannes ha vinto applausi scoscianti e un premio della giuria. Un bel film, un film straziante, che ti lega al pensarci e ripensarci. Una storia d'amore delicata e potente ci mostra momenti di leggerezza possibili, ma l'assedio appunto, l'occupazione della Cisgiordania da parte degli Israeliani, ha creato un tale clima di odio da rendere predominante e sovrana solo la distruttività, impensabili gioia, amore e vita normale, inesistenti strade e case normali, alberi magari o qualche fiore. I luoghi sono di grigio cemento da cui fuoriescono i pezzi di ferro che lo rendono armato, le strade sono strettissime, spoglie, veri budelli irriconoscibili e indistinti, un altissimo muro separa due parti della città, penzola una corda qua e là: è con essa che Omar si arrampica, con baldanza ed incoscienza giovanili all'inizio, per andare di là a trovare la sua Nadia, dopo qualche tempo e terribili e ripetute esperienze di carcerazione e torture e sevizie psicologiche e tradimenti da varie parti non gli riesce più tirarsi su con quella corda, pare aver perso forza, vitalità e capacità di infuturazione.

giovedì 9 ottobre 2014

I Rom non rubano i bambini, nemmeno su Facebook

di Nicola Novelli (*)

Con l'affermarsi dei mezzi telematici via internet ed in particolare con la diffusione dei social media (tra i quali Facebook è il più noto e diffuso) anche la giurisprudenza si trova sempre più spesso ad occuparsi di comportamenti sanzionabili (dalla molestia alla diffamazione), ancorché commessi con tali mezzi o in tali luoghi.
Solo nel 2014 si contano già diverse sentenze della Corte di Cassazione, l'ultima delle quali  risale alla metà di settembre 2014 in cui la Sezione I affronta un caso di molestie ripetute e frequenti commesse - tra l'altro - mediante l'uso di Facebook. A tale proposito la Corte ha argomentato in merito alle modalità di espressione degli apprezzamenti molesti veicolati attraverso il social network, distinguendo il caso del loro inserimento sulla pagina della persona offesa (il "diario") leggibile da parte di tutti coloro che l’avessero aperta e, comunque, a tutti gli “amici”; da quello del loro invio tramite la messaggeria, che resta invece riservata alla lettura della sola persona destinataria. Nella  prima ipotesi, infatti, secondo la Suprema Corte, vi sarebbero le condizioni di ritenere pubbliche le molestie perpetrate ai danni della vittima, dovendo invece, nell’altra ipotesi, queste ultime considerarsi private.
Su questo tema abbiamo raccolto una riflessione di Nicola Novelli, Consigliere regionale dell'Ordine dei giornalisti della Toscana.