A cura di: Antongiulio Barbaro, Alessio Bartaloni, Amos Cecchi, Antonio Floridia, Monica Liperini,
Arnaldo Melloni, Eriberto Melloni, Massimo Migani, Mario Primicerio, Simone Siliani



Nessuno è chiamato a scegliere tra essere in Europa e essere nel Mediterraneo,
poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo.

Aldo Moro
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lunedì 2 dicembre 2013

Il ruolo degli iscritti nei documenti presentati dai candidati alla segreteria PD

di Alessio Bartaloni

La fase cosiddetta “congressuale” che il PD sta vivendo e che, in buona sostanza, si caratterizza per il complesso iter scelto per eleggere il nuovo Segretario, sta suscitando, come logico, molte attenzioni e qualche perplessità. Una di queste riguarda senz’altro il ruolo degli iscritti. La macchinosa scelta compromissoria alla quale si è arrivati per la scelta del successore di Epifani ha previsto infatti solo una prima parte riservata ai possessori della tessera del partito, prima parte con la quale si è alla fine solo ridotto i candidati a tre da i quattro iniziali.  La vera e propria scelta è invece riservata alla platea di tutti coloro che il prossimo 8 dicembre si recheranno ai seggi, siano iscritti, simpatizzanti o semplici passanti. La scelta francamente è un po’ curiosa; non può sfuggire infatti la differenza tra l’elezione di un segretario di partito e la scelta del candidato premier, per sua natura giustamente riservata alla platea più ampia possibile e che quindi a suo tempo fu giustamente allargata anche a chi non possedeva tessere dei partiti della nascente coalizione. Sotto questo punto di vista il fatto che anche le consultazioni per la scelta del segretario del PD in corso in questi giorni siano chiamate “primarie” è un altro elemento che non può che suscitare perplessità.

lunedì 29 luglio 2013

Congresso PD

di Arnaldo Melloni

A questo punto il congresso del PD può risolversi in due modi: non si cambiano le regole e lo si fa per tutelare Renzi, si cambiano le regole e lo si fa per colpire Renzi. Provare a ragionare in termini di interesse generale di partito è ancora possibile?

sabato 1 giugno 2013

Verso il congresso del PD

di Alessio Bartaloni

Il controverso risultato elettorale e l'avvicinarsi dell'appuntamento congressuale del PD, particolarmente rilevante date le ultime vicende interne a detto partito, stanno suscitando una grande quantità di interventi non solo riguardo il tracciato ideale del PD (non si capisce bene se da ridefinre o definire ex-novo) ma sulla natura stessa dell'agglomerato definito "partito" e, conseguentemente, sul futuro della democrazia italiana. Mi sembra che però la gran parte di questi interventi tenda a trascendere dall'assunto basilare, ovvero la crisi della democrazia italiana intesa come il suo funzionamento concreto, assunto che, se non affrontato, rende vana ogni altra discussione.. E' infatti curioso che detti numerosi e validi interventi aventi come minimo comune denominatore ideale la valenza della struttura partito si susseguano in un momento storico nel quale detta tipologia di struttura partecipativa, almeno nella forma novecentesca, risulta, sicuramente in Italia ma anche in gran parte d'Europa, svuotata. Questo non tanto per brutte perfomance del "partito" in sè (per quanto il tormentone, a volte stucchevole, sulla cosiddetta "casta" certo ha lasciato conseguenze), ma perchè la televisione prima e il web poi hanno ormai da tempo cambiato le forme di partecipazione della politica e non solo della comunicazione della stessa. Ciò è particolarmente rilevante in un Paese come il nostro dove, prima della nascita (e purtroppo, ormai ,"al posto") di un elettorato d'opinione ben informato e consapevole (che invece i processi di modernizzazione avevano già formato in altri paesi europei), il prorompere della TV ha esaltato e forse ormai consolidato la rilevanza numerica di un elettorato sensibile a richiami, per così dire, poco "meditati" e populisti. In un saggio un pò troppo presto dimenticato di metà anni'80 (Carlo Sartori "la Grande Sorella. Il mondo cambiato dalla televisione") si facevano già rilevare certi sviluppi insiemeal fatto che, in quegli anni, ben il 30% dei canali TV esistenti al mondo si trovavavano in Italia. E' evidente che detto fenomeno, prorompendo in un contesto già orfano delle ideologie ma ancora lontano da una matura democrazia occidentale, non poteva non avere degli effetti. Effetti che, se possibile, il web ha ancora di più amplificato, e che possiamo riassumere non solo nella crisi di un messaggio politico per così dire "meditato" a favore di uno più semplice e immediato ma certamente anche anche assai più "grezzo", ma anche nel lento tramonto delle forma partecipativa di gruppo detta "partito" intesa come momento (in)formativo a favore di diverse forme di comunicazione e partecipazione con la chiara conseguenza dell'esaltazione del leader al posto del gruppo-partito e del contatto mediato (da uno schermo) rispetto a quello face-to-face.