A cura di: Antongiulio Barbaro, Alessio Bartaloni, Amos Cecchi, Antonio Floridia, Monica Liperini,
Arnaldo Melloni, Eriberto Melloni, Massimo Migani, Mario Primicerio, Simone Siliani



Nessuno è chiamato a scegliere tra essere in Europa e essere nel Mediterraneo,
poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo.

Aldo Moro
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giovedì 2 aprile 2015

Credenti e non credenti nella società globale. Intervista a Vannino Chiti

di Simone Siliani

L'attualità degli ultimi mesi ha prepotentemente posto all'attenzione mondiale gli sconvolgimenti in corso nel mondo islamico, dopo quella che appare oggi la breve parentesi di speranza delle Primavere arabe. Sconvolgimenti di cui l'Europa e l'Italia non possono disinteressarsi, non foss'altro perché quelle tensioni non sono "confinabili", come purtroppo dimostrano gli eventi di questi primi mesi del 2015, a partire dalla strage della redazione di Charlie Hebdo.
L'Europa, tuttavia, stenta a muoversi come un soggetto politico unitario, pervasa com'è dai populismi e dalle tensioni economiche e sociali che hanno seguito la crisi finanziaria del 2008.
In questo contesto le forze europee di sinistra sono chiamate a misurarsi con l'Islam e più in generale con le religioni, nell'ottica del dialogo, per costruire società improntate ai valori della democrazia, della civiltà, della solidarietà, dei diritti dei popoli e della persona.
Di tutto questo Simone Siliani ha discusso, per Ciclostilato in proprio, con Vannino Chiti, avendo come spunto il suo ultimo libro “Tra terra e cielo. Credenti e non credenti nella società globale”, pubblicato nell'aprile del 2014, un anno dopo l'ascesa del cardinale Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro.

venerdì 14 novembre 2014

Giustizia: la svolta rivoluzionaria di Papa Bergoglio

di Vilfredo Marziani (*)

E' da tempo ormai che Papa Francesco, fin dall'inizio in buona sostanza del suo pontificato, ci ha reso abituale la propria visione del mondo che pare essere scandita, a dispetto di tutto e di tutti, da un vero e proprio ossimoro: la necessità di una svolta rivoluzionaria nel più esteso ed autentico recupero della tradizione intesa come continuità della dottrina cristiana.
Jorge Bergoglio, Papa Francesco.
Quanto sopra vale anche per l’importante discorso rivolto dal Papa, lo scorso 23 ottobre, all'Associazione internazionale di diritto penale.
Subito dopo aver ricordato le insidie sottese ad un “sistema penale fuori controllo” ed aver esortato ad un recupero profondo della missione dei giuristi in un mondo contemporaneo che vede sempre più in forse il principio guida della cautela in poenam intesa come diritto penale quale «… ultima ratio, come ultimo ricorso alla sanzione, limitato ai fatti più gravi contro gli interessi individuali e collettivi più degni di protezione ...», il Papa, non senza prima aver puntualmente riferito le proprie preoccupazioni per l’affievolimento del «… dibattito sulla sostituzione del carcere con altre sanzioni penali alternative ...», si è immediatamente e coraggiosamente gettato nel mezzo della mischia, armato dei soli principi sul primato della vita e la dignità della persona umana (reclamando dunque il primatus principii pro homine), esaminando senza infingimenti la pena di morte e giungendo senza mezzi termini all'affermazione che anche «... l'ergastolo è una pena di morte nascosta ...».