di Simone Siliani
L'attualità degli ultimi mesi ha prepotentemente posto all'attenzione mondiale gli sconvolgimenti in corso nel mondo islamico, dopo quella che appare oggi la breve parentesi di speranza delle Primavere arabe. Sconvolgimenti di cui l'Europa e l'Italia non possono disinteressarsi, non foss'altro perché quelle tensioni non sono "confinabili", come purtroppo dimostrano gli eventi di questi primi mesi del 2015, a partire dalla strage della redazione di Charlie Hebdo.
L'Europa, tuttavia, stenta a muoversi come un soggetto politico unitario, pervasa com'è dai populismi e dalle tensioni economiche e sociali che hanno seguito la crisi finanziaria del 2008.
In questo contesto le forze europee di sinistra sono chiamate a misurarsi con l'Islam e più in generale con le religioni, nell'ottica del dialogo, per costruire società improntate ai valori della democrazia, della civiltà, della solidarietà, dei diritti dei popoli e della persona.
Di tutto questo Simone Siliani ha discusso, per Ciclostilato in proprio, con Vannino Chiti, avendo come spunto il suo ultimo libro “Tra terra e cielo. Credenti e non credenti nella società globale”, pubblicato nell'aprile del 2014, un anno dopo l'ascesa del cardinale Jorge Mario Bergoglio al soglio di Pietro.
A cura di: Antongiulio Barbaro, Alessio Bartaloni, Amos Cecchi, Antonio Floridia, Monica Liperini,
Arnaldo Melloni, Eriberto Melloni, Massimo Migani, Mario Primicerio, Simone Siliani
Nessuno è chiamato a scegliere tra essere in Europa e essere nel Mediterraneo,
poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo.
Aldo Moro
Arnaldo Melloni, Eriberto Melloni, Massimo Migani, Mario Primicerio, Simone Siliani
Nessuno è chiamato a scegliere tra essere in Europa e essere nel Mediterraneo,
poiché l'Europa intera è nel Mediterraneo.
Aldo Moro
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giovedì 2 aprile 2015
martedì 24 febbraio 2015
Il disarmo chimico della Siria
di Alessandro Pascolini (*)
Il 18 agosto 2014 l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) ha annunciato la completa distruzione delle armi chimiche della Repubblica Araba Siriana (RAS). Nel tragico panorama del 2014, segnato dall’aggravarsi delle relazioni internazionali in tutti i settori e dal divampare o acutizzarsi di conflitti armati in troppi paesi, il disarmo chimico della Siria rimane l’unica nota positiva.
Questo risultato non era assolutamente scontato, vista l’ambizione e complessità del programma, la sanguinosa guerra civile in corso nel paese e le tensioni fra USA e Russia. Il merito del disarmo chimico della Siria in tempi estremamente rapidi va al continuo impegno della comunità internazionale e alla tenacia e competenza dell’OPCW e del segretariato generale dell’ONU, in particolare di Sigrid Kaag, coordinatore speciale della commissione costituita allo scopo.
Specificità del disarmo chimico siriano
Il disarmo chimico della RAS è avvenuto in seguito alla sua adesione alla Convenzione sulle armi chimiche (CWC) il 14 settembre 2013 in un momento di massima tensione internazionale a causa dell’accertato impiego di armi chimiche nel paese.
L’accessione della RAS alla CWC è dovuta all’accordo fra Russia e USA, che ha fissato eccezionali modalità per il piano di disarmo e ha quindi richiesto due passaggi formali: il recepimento da parte del Consiglio esecutivo (EC) dell’OPCW e la conferma del Consiglio di sicurezza (UNSC) dell’ONU (entrambi il 27 settembre).
Il 18 agosto 2014 l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) ha annunciato la completa distruzione delle armi chimiche della Repubblica Araba Siriana (RAS). Nel tragico panorama del 2014, segnato dall’aggravarsi delle relazioni internazionali in tutti i settori e dal divampare o acutizzarsi di conflitti armati in troppi paesi, il disarmo chimico della Siria rimane l’unica nota positiva.
Questo risultato non era assolutamente scontato, vista l’ambizione e complessità del programma, la sanguinosa guerra civile in corso nel paese e le tensioni fra USA e Russia. Il merito del disarmo chimico della Siria in tempi estremamente rapidi va al continuo impegno della comunità internazionale e alla tenacia e competenza dell’OPCW e del segretariato generale dell’ONU, in particolare di Sigrid Kaag, coordinatore speciale della commissione costituita allo scopo.
Specificità del disarmo chimico siriano
Il disarmo chimico della RAS è avvenuto in seguito alla sua adesione alla Convenzione sulle armi chimiche (CWC) il 14 settembre 2013 in un momento di massima tensione internazionale a causa dell’accertato impiego di armi chimiche nel paese.
L’accessione della RAS alla CWC è dovuta all’accordo fra Russia e USA, che ha fissato eccezionali modalità per il piano di disarmo e ha quindi richiesto due passaggi formali: il recepimento da parte del Consiglio esecutivo (EC) dell’OPCW e la conferma del Consiglio di sicurezza (UNSC) dell’ONU (entrambi il 27 settembre).
lunedì 13 ottobre 2014
"Omar": una storia d'amore nella Palestina occupata
di Cristina Pucci
La Casa Del Popolo Di Settignano (tutto maiuscolo perché è davvero Maiuscola ), luogo vivo, caotico, musicale, rumoroso, pieno di gente che va e che viene, di ragazzi dall'aria scaruffata e non solo che chiacchierano bevendo birra ed altro, sull'uscio o all'interno, ha una essenza di vera socialità che conforta e scalda l'anima in questi tempi di i-pad, i-phone, tv e solitudini disperate. E poi a ottobre vi inizia il "CinemAnemico", le sue programmazioni consentono a cinefili e non di vedere film non altrimenti visionabili; film belli sempre, spesso anche premiati nei Festival canonici, ma senza distribuzione nelle nostre sale; si vedono in lingua originale, i sottotitoli li mette, con qualche aiuto, Simone Innocenti, un geniaccio che, quando non fa il muratore, il suo lavoro, dedica il suo tempo a visionare filmati di ogni luogo. I film e i temi che sceglie sono sempre encomiabili, mai lievi per evadere, ma sempre realistici per far conoscere, dedicati a chi, lontano dal nostro Occidente ricco ed impari, non ha, a chi scappa, a chi viene ucciso, a chi viene perseguitato e oppresso. Si cena pure se si vuole, per una cifra assolutamente modica, 8 euro, bevuta compresa. Cucinano "quelle donne", benedette donne!
"Popoli sotto assedio" è il titolo del primo ciclo, si inizia (3 ottobre) con "Omar", film interamente palestinese, soldi, interpreti, ambientazione, il regista è Hany Abu-Assad , palestinese che vive in Olanda, già noto e candidato all'Oscar con "Paradise now", e anche questo lo è stato; a Cannes ha vinto applausi scoscianti e un premio della giuria. Un bel film, un film straziante, che ti lega al pensarci e ripensarci. Una storia d'amore delicata e potente ci mostra momenti di leggerezza possibili, ma l'assedio appunto, l'occupazione della Cisgiordania da parte degli Israeliani, ha creato un tale clima di odio da rendere predominante e sovrana solo la distruttività, impensabili gioia, amore e vita normale, inesistenti strade e case normali, alberi magari o qualche fiore. I luoghi sono di grigio cemento da cui fuoriescono i pezzi di ferro che lo rendono armato, le strade sono strettissime, spoglie, veri budelli irriconoscibili e indistinti, un altissimo muro separa due parti della città, penzola una corda qua e là: è con essa che Omar si arrampica, con baldanza ed incoscienza giovanili all'inizio, per andare di là a trovare la sua Nadia, dopo qualche tempo e terribili e ripetute esperienze di carcerazione e torture e sevizie psicologiche e tradimenti da varie parti non gli riesce più tirarsi su con quella corda, pare aver perso forza, vitalità e capacità di infuturazione.
| CinemAnemico: rassegna "popoli sotto assedio". |
"Popoli sotto assedio" è il titolo del primo ciclo, si inizia (3 ottobre) con "Omar", film interamente palestinese, soldi, interpreti, ambientazione, il regista è Hany Abu-Assad , palestinese che vive in Olanda, già noto e candidato all'Oscar con "Paradise now", e anche questo lo è stato; a Cannes ha vinto applausi scoscianti e un premio della giuria. Un bel film, un film straziante, che ti lega al pensarci e ripensarci. Una storia d'amore delicata e potente ci mostra momenti di leggerezza possibili, ma l'assedio appunto, l'occupazione della Cisgiordania da parte degli Israeliani, ha creato un tale clima di odio da rendere predominante e sovrana solo la distruttività, impensabili gioia, amore e vita normale, inesistenti strade e case normali, alberi magari o qualche fiore. I luoghi sono di grigio cemento da cui fuoriescono i pezzi di ferro che lo rendono armato, le strade sono strettissime, spoglie, veri budelli irriconoscibili e indistinti, un altissimo muro separa due parti della città, penzola una corda qua e là: è con essa che Omar si arrampica, con baldanza ed incoscienza giovanili all'inizio, per andare di là a trovare la sua Nadia, dopo qualche tempo e terribili e ripetute esperienze di carcerazione e torture e sevizie psicologiche e tradimenti da varie parti non gli riesce più tirarsi su con quella corda, pare aver perso forza, vitalità e capacità di infuturazione.
domenica 21 settembre 2014
L'operazione "Margine di protezione": una lettera aperta agli ebrei americani
di Israeliani per un futuro sostenibile
A Gaza l'operazione "Margine di protezione" ("Protective Edge") era in corso ormai da alcune settimane quando alla comunità ebraica nord-americana venne indirizzata una lettera aperta, sottoscritta da oltre 300 israeliani che attualmente risiedono negli Stati Uniti.
Riproponiamo questo testo per il suo indubbio interesse; i firmatari costituiscono il nucleo originario di un gruppo denominato "Israelis for a Sustainable Future".
L'emergenza umanitaria a Gaza non è terminata e la tregua tra le parti in conflitto appare comunque precaria.
Siamo un gruppo di israeliani viventi attualmente negli Stati Uniti. Ci rivolgiamo a voi in quanto ci opponiamo agli atti compiuti dal governo israeliano nel contesto dell'operazione "Margine di protezione".
Ciò non significa che non riconosciamo la minaccia che Hamas costituisce per il popolo israeliano. Ci opponiamo a che vengano usate armi là dove vive la popolazione civile e denunciamo il sacrificio di civili da parte sia del regime di Hamas sia del governo d'Israele. Se richiediamo che cessi il bombardamento di Gaza, ciò non implica che non ci rendiamo conto delle condizioni impossibili in cui sono costretti a vivere gli israeliani che risiedono nella parte a sud del Paese. Né significa che non esigiamo per loro condizioni di sicurezza. Ma riconosciamo anche che dal governo d'Israele tale loro esigenza viene sistematicamente ignorata, salvo farla valere quando o governanti ritengano di trarne qualche vantaggio. In meno di sei anni abbiamo assistito a tre operazioni militari di grandi dimensioni; si tratta di operazioni che vengono riproposte periodicamente perchè sono infruttuose. D'accordo, per il momento le riserve di Hamas sono svuotate e le iniziative del movimento sono temporaneamente bloccate. Ma il prezzo morale richiesto per conseguire un tale risultato non valeva la pena che venisse pagato. E quand'anche ne fosse valsa la pena, sul lungo periodo l'uccisione di migliaia di civili e lo spostamento forzato di centinaia di migliaia di abitanti della Striscia non indeboliscono Hamas. Un simile bagno di sangue non fa che alimentare quell'unica risorsa di cui Hamas non può privarsi: l'odio. Solamente negoziati significativi di pace e la fine del regime di occupazione in Cisgiordania e a Gaza (il blocco è pur sempre una forma di occupazione) potranno prevenire la prossima salva di missili su Israele e la prossima serie di uccisioni indiscriminate a Gaza.
A Gaza l'operazione "Margine di protezione" ("Protective Edge") era in corso ormai da alcune settimane quando alla comunità ebraica nord-americana venne indirizzata una lettera aperta, sottoscritta da oltre 300 israeliani che attualmente risiedono negli Stati Uniti.
Riproponiamo questo testo per il suo indubbio interesse; i firmatari costituiscono il nucleo originario di un gruppo denominato "Israelis for a Sustainable Future".
L'emergenza umanitaria a Gaza non è terminata e la tregua tra le parti in conflitto appare comunque precaria.
Una lettera aperta agli ebrei americani
Siamo un gruppo di israeliani viventi attualmente negli Stati Uniti. Ci rivolgiamo a voi in quanto ci opponiamo agli atti compiuti dal governo israeliano nel contesto dell'operazione "Margine di protezione".
Ciò non significa che non riconosciamo la minaccia che Hamas costituisce per il popolo israeliano. Ci opponiamo a che vengano usate armi là dove vive la popolazione civile e denunciamo il sacrificio di civili da parte sia del regime di Hamas sia del governo d'Israele. Se richiediamo che cessi il bombardamento di Gaza, ciò non implica che non ci rendiamo conto delle condizioni impossibili in cui sono costretti a vivere gli israeliani che risiedono nella parte a sud del Paese. Né significa che non esigiamo per loro condizioni di sicurezza. Ma riconosciamo anche che dal governo d'Israele tale loro esigenza viene sistematicamente ignorata, salvo farla valere quando o governanti ritengano di trarne qualche vantaggio. In meno di sei anni abbiamo assistito a tre operazioni militari di grandi dimensioni; si tratta di operazioni che vengono riproposte periodicamente perchè sono infruttuose. D'accordo, per il momento le riserve di Hamas sono svuotate e le iniziative del movimento sono temporaneamente bloccate. Ma il prezzo morale richiesto per conseguire un tale risultato non valeva la pena che venisse pagato. E quand'anche ne fosse valsa la pena, sul lungo periodo l'uccisione di migliaia di civili e lo spostamento forzato di centinaia di migliaia di abitanti della Striscia non indeboliscono Hamas. Un simile bagno di sangue non fa che alimentare quell'unica risorsa di cui Hamas non può privarsi: l'odio. Solamente negoziati significativi di pace e la fine del regime di occupazione in Cisgiordania e a Gaza (il blocco è pur sempre una forma di occupazione) potranno prevenire la prossima salva di missili su Israele e la prossima serie di uccisioni indiscriminate a Gaza.
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